...Il mondo globalizzato ha abbattuto le frontiere. Certo, vivo un po' fuori mano però non è male...
La Cassazione ha depositato la sentenza del delitto di Cogne. Qui un articolo che ne parla.
In pratica, dicono che non puo' essere stata altri che lei.
L'opinione pubblica e' divisa, al solito, tra innocentisti e colpevolisti. Mai una volta che si sia tutti dalla stessa parte, in Italia.
Per gli innocentisti, non ci sono prove certe. Non un movente, non l'arma del delitto.
Certo, la donna ha gli occhi da matto e non poteva essere stata altri che lei, ma in uno stato di diritto il provare una cosa per esclusione non dovrebbe valere un cazzo, in teoria. Ma noi, si sa, non siamo uno stato di diritto: siamo uno stato delle Banane.
Per i colpevolisti, ovviamente, dire che non puo' essere stata altri che lei e' prova sufficiente a dimostrare che sia stata lei.
Dai cazzo, sette minuti di tempo per entrare in casa, pigiamarsi, uccidere il bimbo, spigiamarsi e uscire di casa sono al di fuori di ogni possibilita' umana, a meno che l'omicidio non sia stato compiuto da James Bond.
Come diceva Sherlock Holmes, escluso l'impossibile tutto cio' che resta non puo' essere che la verita'.
Unica cosa certa, dico io: se e' davvero stata lei, e il processo ne ha decretato la colpevolezza, perche' le hanno dato solo 13 anni? Cioe', 13 anni sono sufficienti secondo voi, per uno colpevole di aver massacrato suo figlio con 17 colpi, fino ad ucciderlo? Poco piu' di 9 mesi a martellata?
Cioe', facciamo due conti.
Le cose sono due (ma in Italia sono tre, evidentemente):o e' innocente, o e' colpevole.
Se' e' innocente, le avrebbero dovuto dare zero anni. Gliene hanno dati 13 di troppo.
Se e' colpevole, l'ergastolo ci starebbe tutto... ma ne decretiamo la non pericolosita', le diamo attenuanti e seminfermita' e quel cazzo che e'? Ok, ci vogliamo rovinare? Dai: scendiamo a 30 anni, non uno di meno. Ok: le hanno dato 17 anni di meno del dovuto. Ma contando che gli anni erano 16 in realta', diventati 13 dopo il condono mastelliano, dai... piu' o meno siamo la'. 14 anni di troppo, a spanne.
Terza via, che mi puzza tanto di Italian style: la giudichiamo colpevole just in case, ma le diamo solo 13 anni perche' non e' che siamo proprio sicuri al 100%... non e' che l'abbiamo trovata col martello in mano, ecco. Perche' dai, cioe'... non puo' essere stata che lei, ok. Ma se proprio proprio non e' stata lei, almeno non le roviniamo tutta la vita. Solo mezza.
(Nota per i curiosi: io sono colpevolista E avrei buttato via la chiave)
Avete presente quando vi prendete una pappina talmente svelta e violenta che non la sentite neanche? Che non ci credete?
Tipo che siete ancora in stato di shock dopo una settimana, al punto che agite come se niente fosse successo?
Ecco.
C'e' stato un tempo in cui alla sola idea di sposarmi sono scappato. Un tempo in cui alla sola parola Matrimonio iniziavo a grattarmi, tipo orticaria. Cioe', e all'epoca ricordo alla platea che ero la meta' della coppia piu' bella del mondo. Chi mi conosce dal vero lo sa.
Invece adesso, cazzo.
Mi hanno chiesto: "qual e' la cosa che piu' ti piace di lei?"
Scena muta.
Mi hanno chiesto: "perche' sei innamorato?"
Scena muta.
Mi hanno chiesto: "cos'avete in comune?"
Scena muta.
Cioe', non so se ci rendiamo conto. Io ero pronto a cambiare la mia vita. Avrei scalato mari e monti. Per chi? Per cosa?
Lei invece, da un giorno all'altro.
"Mi sono rimessa col mio ex"
"Ah. Sapevo che sarebbe andata finire cosi'. Pensavi ancora a lui, non e' vero?"
"Non e' che l'ho fatto perche' lo voglio. E' che proprio non riesco a pensare a nessuno che non sia lui. Per ora comunque va tutto bene"
"Ah. Sono contento per te. Sii felice. Ci vediamo in ottobre".
Adesso la gente non sa cosa dirmi, o quasi. Sento l'imbarazzo nel parlarmi, a volte. L'imbarazzo di gente che cerca di consolarmi... ma cui in fondo quasi viene da sorridere, perche' mi sta consolando per un dolore che neanche provo, per una cosa di cui parlo con distacco, per una storia che non c'e' mai stata. Di cui avevo parlato, certo, soprattutto con le ultime parole famose che avevo pronunciato. Convinto, sborone.
VADO IN GIAPPONE A PRENDERMELA.
Ad ogni modo, la maggior parte ora dice "Meglio cosi'. Non potevi andare in Giappone per lei". Altri dicono "dai, non e' detta l'ultima", altri ancora "meglio cosi', ora potrai fondare un villaggio di giappi biondi". La mia amica mi ha sbattuto in faccia il verdetto finale, "era solo la protagonista della tua sceneggiatura".
Segno di Vultus, fine della storia.
Pero', gente. Io stavolta, per la prima volta. Cioe', lo dico ancora anche se suona ridicolo: io mi sarei sposato. Senza ragione, certo. Ma l'avrei fatto.
Mi sento proprio ridicolo, eh. Forse e' per questo che non fa ancora cosi' male. Forse e' perche' mi viene quasi da ridere.
Eh, ma cambia.
Vi capita mai di accorgervi che quando state per fare o ottenere qualcosa, quel qualcosa tende a non avvenire piu' se lo dite in giro? O e' solo una mia impressione? O e' Murphy? O butterfly effect?
Ricordo alle superiori. Me ne sono accorto verso... diciamo la quarta-quinta? Avevo degli amici e delle amiche con cui mi confidavo, ed era un periodo di magra assoluta. Mi piaceva una, la avvicinavo, entravo in confidenza... poi sul piu' bello la cosa si risolveva in un buco nell'acqua (stile siamo solo amici o mi piace un altro... classiche cose, insomma).
Per farla breve, un bel giorno mi sono accorto di una specie di circolo vizioso, un percorso che sembrava preordinato e in cui finivo ogni cazzo di volta. Era piu' o meno cosi': con la tipa di turno andava bene, ci si avvicinava, poi mi incontravo con l'amico X o l'amica Y, tutto contento raccontavo loro dei successi e delle (false) speranze (tipo mi ha scritto, o mi ha telefonato, o e' stata con me tutta la mattina durante l'occupazione, mi ha tenuto la mano, ahah). Poi immancabilmente avveniva che le mie parole di speranza e le mie interpretazioni dei fatti venivano immancabilmente smentite... la tipa di turno mi aveva chiamato xche' si sentiva sola, mi aveva scritto perche' le piaceva il mio amico, era stata con me xche' mi considerava un amico sincero, mi teneva la mano - che cazzo ne so - perche' stava scivolando su una buccia di banana).
Insomma, situazioni classiche, una via di mezzo tra Jack Frusciante e Servi della Gleba. Abbastanza standard.
Poi, bisogna anche dire che io sono un risaputo chiacchierone, eh.
Ebbene, un giorno ho voluto fare una prova. Ho semplicemente smesso di raccontare i cazzi miei in giro, tenendo solamente la mia migliore amica al corrente di tutto. Poi, sara' stato un caso, le cose sono cambiate. Radicalmente. In meglio.
Ora, mi sembra di rivivere gli stessi cazzi di allora.
Finisco un romanzo, lo dico in giro, ed e' un ritardo dietro l'altro. Mi tengo le news per me, e si va avanti senza problemi.
Cerco lavoro in Giappone, sono lillli' per trovarlo... dico in giro "ho ricevuto un'offerta per X o Y" e immancabilmente va tutto a puttane.
Mi offro in una scuola di cucina x insegnare una volta al mese a cucinare italiano. Mi dicono "si si si vieni ti aspettiamo a braccia aperte"... lo dico in giro e dopo un giorno mi scrivono "eh ma... pero'... non sappiamo... ci sono problemi..."
Ultimamente tutto quello che mi succede di buono va a puttane appena lo dico in giro. Capita anche a voi sta cosa o solo a me?
E' colpa mia? Sono io che parlo di cose come se fossero sicure quando invece non lo sono? Ma allora perche' va sempre male quando ne parlo?
L'altro giorno una tipa cui tengo di piu' mi ha mandato un paio di messaggi che io ho interpretato come portatori di ottime speranze. Messaggi che sottintendevano un interesse corrisposto. Messaggi che mi facevano ben sperare.
Possibile che ne parlo col mio coinquilino, lui mi si congratula tutto contento e da allora non ho piu' notizie di lei, che e' scomparsa letteralmente nel nulla?
Che cazzo, son tornato alle superiori?

...Ovviamente sto parlando di me.
Me, che avendo sia il bancomat del bancoposta che la carta di credito australiana di colore blu, mi sto rendendo conto giorno dopo giorno di tutti gli acquisti fatti per sbaglio con la carta di credito australiana in Italia e piango sopra le commissioni internazionali.
-100 punti.
Me, che ho passato 3 continenti con la nonchalance di uno che va a farsi un giro in Toscana, passando soprattutto dal guidare a destra al guidare a sinistra, e poi a destra di nuovo, senza battere ciglio.
+90 punti.
Me, che mi sveglio da 2 giorni alle 3 di notte e non riesco piu' a dormire per il jet lag. In compenso, sto leggendo un libro bellissimo di Murakami durante i periodi di insonnia. Un genio d'uomo, magari scrivessi cosi' pure io.
+2 punti.
Me, che ieri sera ho fatto un tal risotto zucchine e scampi che i miei coinquilini hanno (A) leccato la pentola e (B) litigato per averne l'ultima forchettata avanzata.
+50 punti.
Me, l'unico al mondo ad avere la faccia tosta di tornare al lavoro dopo un mese di ferie per chiedere l'ennesimo aumento e sei mesi di aspettativa per andare in Giappone.
+1000 punti.
Me, che questa settimana ho fatto 20000 Km, passato 3 continenti e come bilancio sono comunque in positivo di +1042 punti ed in negativo nel conto in banca di non voglio sapere quanto. Comunque la vogliate vedere.
A parte che l'aeroporto di Malpensa e' una merda - vecchio, sporco, mal tenuto, piastrelle ammuffite e intonaci che cascano, una vergogna perche' lo scalo e' la prima cosa che un turista straniero si trova davanti, il biglietto da visita.
Noi, paese delle contraddizioni, facciamo parte del G8 e contemporaneamente abbiamo stazioni e aeroporti da terzo mondo. Non scherzo, se atterrate a Malpensa sembra di essere in Bulgaria.
A parte che quando arrivi in Giappone in aereo guardi dal finestrino e sembra un plastico. Non c'e' un albero fuori posto, una casa non decorosa. Perfino le macchine rispettano la distanza di sicurezza, e lo vedi dall'alto. Cazzo.
A parte questo, dicevo, ora sono a Narita, precisamente all'aeroporto di Tokyo. Si, quello di City Hunter.
Signori. Lo so che parlo sempre e solo dei cessi giapponesi, ma io sono appena stato in bagno. Appena entrato ho chiuso la porta e la tazza 3.0 si e' alzata. Da sola.
Dio come sono avanti. Lasciatemi qui, non voglio andare in Australiaaaaaaaaaaaa
UPDATE: Sono nella vip lounge di Qantas da un paio d'ore a strafogarmi di sushi buonisssssssssssssimo e di birra giapponeseeeeeeeeeee! Lasciatemi quiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!
Ebbene sì, alla fine sono arrivato in Italia.
Me la sto passando bene. Sono l'uomo più impegnato del mondo, se stessi qui per 2 mesi forse riuscirei a vedere tutti adeguatamente - invece resto poco più di due settimane, ed è obiettivamente un casino riuscire a vedere tutti. Oltre a questo, comunque, non ho nulla da dichiarare.
A parte forse una lieve ed impercettibile nostalgia per un posto che - credo oramai sia chiaro - mi ha rubato il cuor.
Devo comprarmi sto costume, cazzo.

...a volte.
A volte invece muoiono a meta' pomeriggio.
Poi non resta che svegliarsi, e affrontare la vita vera.
Ho letto con sentimenti contrastanti alcuni commenti al post precedente.
Da una parte, lo ammetto, mi sono divertito a pensare alla faccia sbalordita che avrebbe molta gente una volta che la Verita' venisse loro rivelata. Una volta presa la pillola rossa, tipo Matrix.
Sono sicuro che anche gente come Kira, Akanishi o Tonari hanno riso esattamente come ho fatto io, nel leggere alcuni commenti.
Dall'altra parte ho pensato con amarezza a quel misto di arroganza e cecita' con cui l'uomo occidentale guarda generalmente al giapponese.
I commenti ricevuti sono sintomatici di questa cultura diffusa. E non e' solo perche' la gente non si rende conto della loro supremazia tecnologica. Questa non e' che la punta dell'iceberg: purtroppo la stragrande magioranza non vede, non capisce, non si informa, non sa. In generale, e non parlo solo di italiani (anzi).
Il sentimento e' lo stesso che provo quando sento che certi arrivano a confondere i giapponesi con i cinesi (raga, a momenti sono piu' simili i turchi ai cinesi - se vi fermate agli occhi a mandorla vuol dire che proprio non sapete un cazzo del francobollo di pianeta che calpestate al di fuori di casa, lavoro e villaggio turistico con-cuoco-italiano. Oh voi che non avete mai parlato con un cinese o un indiano in vita vostra, ma pensate di conoscerli lo stesso. Oh voi che in questo momento state pensando eh ma io ho girato il mondo: Formentera e Londra).
Il motivo di questi commenti acidi? Cari lettori, svegliatevi: io vado in GIAPPONE e voi mi parlate di iPhone.
Pensate che gliene fotta qualcosa dell'iPhone* a loro???
Si vede proprio che non avete mai visto un cellulare giapponese. Stolti.

*NOTA: Un recente sondaggio a dire il vero ha dimostrato che, se fosse disponibile, il 27% dei giappi prenderebbe in considerazione l'acquisto un iPhone. Ma questo e' dovuto ad altri fattori, tipo la loro compulsiva mania per i prodotti fashion, specialmente se provengono dall'estero, ed il fatto che la maggior parte di loro non concepisce il nostro essere indietro (tanto quanto noi non ci rendiamo conto che loro han gia' passato il 2010 da un pezzo).
Dopo una settimana il 95% di questi ipotetici acquirenti rivenderebbe o porterebbe indietro il proprio iPhone, dopo aver capito che non prende il segnale tv, che non si puo' usare per acquistare nulla col lettore di codici a barre o il lettore di impronte digitali, che il telefono non interagisce e non acquisisce informazioni dal mondo esterno, che non permette tutte le millemila funzioni di cui dispongono i loro Mostri con tecnologia che noi vedrtemo - forse - fra anni.
NOTA 2: Date un occhio a questo articolo, dal titolo Sorry IPhone, Japan's not interested.
Qui un estratto:
Claude's typical day starts with him checking his email on his phone. He gets all his daily tasks and calendaring events this way. He then syncs it with his computer. He pays for the subway by placing the phone on a kiosk granting him access past the gates. The commute is spent watching TV on his phone by rotating the screen. A small antenna extends up and catches the wireless digital TV signals (something we will never have here in America). About 45 minutes later, he's in Tokyo and heads to a vending machine to buy fresh fruit and water. He places the phone up against a pad. The vending machine reads his bank information which is tied into his phone. He then places his thumb on the phone's tiny thumbprint reader to verify his identity. As he makes his way to the office, he waves the phone near the door handle to unlock it. During a 10 minute break, he's flips thru a magazine and sees something he wants to buy. The item has a tiny stamp size barcode pictogram next to it. He scans the pictogram with his phone. A receipt and shipping confirmation hits his email minutes later. As the day ends, he syncs with his work computer and goes grocery shopping paying for items with his phone. Before heading home, he heads to a bar his friend has invited him too. He uses the phone to give him step-by-step directions. The day is finally over and his phone's battery is nearing the end of its life. He plugs it in and goes about the rest of the evening relaxing before bed.
Mi sono svegliato alle 4 per il cazzo.
E al lavoro mi stanno gia' iniziando a prendere x il culo.
Se Donadoni la prossima volta vuole mettermi in campo Del Piero e Cassano al 90'', tanto per perdere meglio...
Tsk.
*questo titolo lo possono capire solo i veneti.
Possibile che debba fare pioggia & vento & umido (a.k.a. Soffego) ogni volta che metto le lenzuola a stendere in terrazzo?